di Claudia Boscolo
L’edizione italiana, dal titolo Slow Violence. Il tempo della giustizia ambientale, uscito per wetlands nel 2025, contiene una prefazione dello stesso Nixon, in cui l’autore descrive la scelta di pubblicare in italiano solo il capitolo introduttivo del suo libro, insieme a due lunghi saggi derivati da due conferenze tenute a Yale nel 2024. Sottolinea che questi testi così distanti fra loro nel tempo sono connessi dal tema centrale della sua riflessione, ovvero la giustizia ambientale.
Si tratta di un tema che con sempre maggiore frequenza è al centro di seminari e corsi di studio nell’ambiente multiforme e interdisciplinare delle Environmental Humanities, campo che sfugge a ogni descrizione, o meglio, che ogni esperto in uno dei settori che lo compongono descriverà in modo diverso.
Per quanto riguarda Nixon, professore di discipline umanistiche e letteratura inglese postcoloniale presso l’Università di Princeton, la spinta che lo ha portato a concentrarsi sempre di più su tematiche ambientali è l’ecocidio. Al centro della letteratura postcoloniale si trovano spesso romanzi dedicati a tematiche che a partire dall’estrattivismo coloniale, parlano di guerra, ecologia, distruzione degli ecosistemi forestali. La prefazione, esempio di scrittura militante che denuncia il genocidio e l’ecocidio in corso a Gaza, mette in rilievo la più grande iniquità di questa fase finale del capitalismo:
«Sotto il neoliberismo, in nome del libero mercato, abbiamo assistito a un progressivo dirottamento delle risorse pubbliche dall’ambiente e dalla sanità. Dai tempi delle Tanner Lectures, nel 2024, questo dirottamento si è, se possibile, intensificato. […] Questo cambiamento – tagliare i fondi destinati alla cura per aumentare la spesa militare – minaccia le fondamenta stesse della socialdemocrazia» (p. 15).